| er monnezza hit the town | ||||
er monnezza piccolo zombie cerca di tornare in vita About The Author l'autore prende inopportunamente malauguratamente inaccortamente in prestito il nome dell'unico, grande monnezza ogni riferimento all'originale è puramente una intenzionale, volgare e malriuscita imitazione. DIFFIDATION FROM THE IMITATION! About The Blog Questo è un blog pieno di merda, e l'autore è un pallonaro. Se volete leggerne di grosse leggete: La punizione peggiore Ferite autoinferte La segreteria telefonica di Dio L'intervista Una passeggiata nel parco Dietro lo specchio Ritratto dell'Artista DeGenerazione Mimmo e il male dentro La Lunga Notte (the miseducation of m.p.) Dedicato a chi vuole partire Il Vangelo secondo Tommaso L'oroscopo secondo Monnezza Il primo che passa monnezza ha letto: adesseresincera analchiste appleg artatamente aurorasogna2002 bluvetrosmerigliato bondagecafe bubblehouse capraecavoli caterpillar chinaski77 crazymary78 cybergeisha diavoloinme dottoressajekyll elirose eloiseblog escopazzodibrutto essedikappa lagradisca marinaiosono mi passi il sale per favore? misia ramone my secret garden nessuno75 nycmoe pamperine pleiadielisewin puzzadilaguna schizoidman sgruf0letta sognicolorati sovversivoamore surrogati trama viridian xavia il monnezzaio ottobre 2007 febbraio 2007 novembre 2006 settembre 2006 luglio 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 contatore visitato *loading* volte Sostieni il referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita se vuoi saperne di più leggimi qui oppure vai al sito dei radicali per sapere qual'è il tavolo per la raccolta firme + vicino.
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sabato, ottobre 20, 2007 l'aria di ottobre è speciale, l'aria di ottobre è che se sei con me, se sei con me ma forse no se sei con me andrei. questa gravità che non conoscevo, che se ci sei tu ci sei solo tu. e cado, cado, cado ancora e cado sempre, se ci sei tu. e giro intorno a te, e se ci sei io andrei. sono in un elastico, sono in un compasso, sono in una giostra che non si vuole fermare e io ho già i piedi per terra. sono in due birre, due bonne esperance. moses? I amn't. siamo io e te all'autolavaggio d'estate. sono in una sera di ottobre. ferma la giostra, anzi no. l'ha detto monnezza |
01:22 | commenti (7)
domenica, febbraio 18, 2007 il risveglio mi sveglio come un naufrago catapultato sulla spiaggia. la sensazione è quella di atterrare nel mondo reale pesantemente, con una gran capocciata. a volte mi ritrovo a sputare sul cuscino, come se volessi eliminare quel sapore di salmastro del mare maligno da cui sono arrivato. sono solo? ci sono altri con me?certo che sono solo, la compagnia (indesiderata, ho l'impressione) deve essere rimasta nel sogno. ndo cazzo sto, vedo un muro bianco, un armadio e vestiti appesi a chiodi nel muro. la realtà arriva poco a poco, come un bicchiere che si riempie: sono in camera mia. la sveglia non ha suonato: questo è un guaio grosso, ho fatto tardi al lavoro, proprio adesso che ho un sacco di cose da fare ... ma poi un'altra ondata di realtà, ed è domenica, posso alzarmi quando voglio. ci sarà tempo per affrontare tutto il resto, io torno sotto. l'ha detto monnezza |
14:56 | commenti (18)
giovedì, novembre 30, 2006 manuale di scomparvivenza io non sono quello lì. lo guardo da fuori, lo vedo fare cose, parlare con la gente. non sono io. si sveglia la mattina e controlla se per caso gli hai mandato un msg di buongiorno. ma sa che non ce ne saranno più. si veste, chiedendosi se sei arrivata a lavoro, se la strada è stata bastarda come al solito -ghiaccio, nebbia. al lavoro,a questo tizio, gli fanno i complimenti per un maglione che gli hai regalato tu. "me l'ha regalato la mia ragazza", dice lui "l'ha scelto lei". lo vedo fingere, finto come è stato sempre, fingere di essere ancora accoppiato, lo sento parlare di te ancora al presente con i colleghi. lo sento rispondere a domande sulla tua salute, come se non fosse vero che ti ha abbandonato mentre stavi male. lo vedo che sta spiegando una cosa e all'improvviso si blocca, perchè gli è venuto un nodo in gola di botto, e gli occhi si fanno gonfi. non può più parlare. cammina per strada e gli fanno male le scarpe, quelle che tu gli dicevi sempre di cambiare perchè sono brutte e rotte. non sono io. basta tenere la mente altrove, basta guardarsi dall'alto. mettere esattamente due passi in ogni lastrone del marciapiede. non chiamare nessuno, che se nessuno si ricorda forse anch'io posso dimenticare chi sono. trovare occupazioni piccole piccole, spostare cose, guardare oggetti, per non pensare che non c'è più un motivo, niente ha più senso. nonostante tutto lo sento il suo panico, però. quando le lancette dell'orologio sembrano correre nella sabbia, sembrano non muoversi. quando finisce oggi? speriamo che domani arrivi tardi. lo vedo sbagliare fila all'ufficio postale, quando la cassiera lo fa notare lo vedo che non capisce più niente, ritorna il nodo in gola, e la cassiera mi guarda negli occhi e mi dice che non fa niente, che posso pagare anche qui per questa volta. non è il mio il dolore che sento. è di quello lì, lasciatelo a lui. ma quando lo vedo piegarsi in due le lacrime le sento sulla mia pelle. non sono io, non ero io quello che mentre mi dicevi parole d'amore ti inchiodava alla croce. non ero io quello che ti ha mentito sempre. non sono io, non sono stato io, io sono scomparso. l'ha detto monnezza |
14:51 | commenti (21)
giovedì, settembre 07, 2006 arricchirsi è glorioso arricchirsi è glorioso è la frase con la quale deng xiaoping ha aperto il nuovo corso della politica economica cinese: basta con la chiusura con il mondo esterno, la cina oggi mette a disposizione la sua manodopera a buon mercato e le sue leggi flessibili, che attirano investimenti diretti dall'estero ad un ritmo senza precedenti. il regime comunista si riscopre turbocapitalista. il partito ormai è privo di qualsiasi legittimazione popolare, storica, e fonda tutto il suo consenso sul mantenimento di ritmi di crescita economica tanto elevati da accontentare l'esercito di nuovi ricchi e aspiranti tali, ma non così tanto elevati da fare esplodere le tensioni sociali. e i cinesi seguono: parlare con loro significa parlare solo di soldi: dopo qualche minuto impiegato per fare conoscenza cominciano le domande tipo: quanto guadagni? nel tuo paese siete ricchi? ecc. ecc. la cina è un continuo scimmiottamento del modello americano: la musica è una (brutta) copia del rn'b che va per la maggiore dalle parti di mtv e nelle classifiche usa; i cinesi si vestono da rapper, con le imitazioni delle magliette dei college americani e il cappellino da vaseball; mangiano da mcdonald e da kfc. fa impressione vedere come la cultura più antica del mondo si sia nascosta senza lasciare traccia. il capitalismo, in effetti, si è accomodato in un posto che era stato lasciato vuoto: i cinesi hanno rinunciato alla loro cultura, alla loro identità durante la rivoluzione culturale di mao. quasi tutti i monumenti e le testimonianze storiche sono stati abbattuti, perchè il comunismo doveva svilupparsi su coscienze completamente vergini; le scuole sono state chiuse per diversi anni, e una generazione ha saltato completamente il periodo della propria istruzione, perchè bisognava sovvertire il vecchio sistema culturale, e la cultura stessa non è utile se c'è la guida del partito; gli intellettuali e i letterati di tutti i generi sono stati confinati nelle campagne o perseguitati, perchè la linea non può essere contestata; le religioni di qualsiasi tipo sono state soffocate, perchè il partito è la sola fede ammessa. la cosa è riuscita in maniera mirabile: la cina oggi non ha storia. peccato che mao abbia fallito miseramente nella politica economica, dal grande balzo in avanti in poi. quindi il partito, resosi conto che ormai nulla lo legittima, ha accolto il capitalismo, sperando che la sete di soldi faccia in modo che il popolo si ponga meno domande possibile. l'ha detto monnezza |
20:09 | commenti (27)
venerdì, luglio 28, 2006 sono pieni di curiosità sono pieni di curiosità, i cinesi. nessuna somiglianza con i cinesi d'italia, che si sentono ospiti appena appena tollerati di un mondo diverso e tengono le distanze; a pechino la gente non vede l'ora di parlarti. i più arditi si lanciano in un 'hello' mentre passo, e quando rispondo 'ni hao' sgranano gli occhi. l'inglese è parlato poco, e molto male. quasi tutti si rammaricano di non avere occasione di parlare con occidentali e quindi di non poter migliorare. tutti sono entusiasti di fare esercizio con me: si parla un pò in cinese un pò in inglese, e nonostante le due mezze lingue in comune a volte capirsi è molto difficile. mi chiedono spesso se sono americano: quando rispondo che sono italiano vedo -o mi sembra di vedere- una scintilla di simpatia accendersi. non sono molto popolari bush e compagnia. il primo commento è che l'italia è molto ricca, complimenti a voi italiani, vorremmo essere come voi -tutto pronunciato con un tono di ammirazione, la conversazione cinese è così: adulare e schernirsi in una specie di nascondino. però questo commento mette subito in luce l'ossessione dei cinesi: i soldi. non hanno altro, non sognano altro, non credono in altro. quasi sessanta anni di rivoluzione culturale e di comunismo/maoismo ha lasciato loro solo questo. in cina gran parte della popolazione (TUTTI quelli che ho conosciuto) sono atei, in teoria credono nel Partito ma in realtà lo disprezzano e non ne parlano mai.dopo l'accenno ai soldi passano in rassegna le cose italiane famose nel mondo: le ferrari; il calcio, per il quale vanno pazzi; pavarotti (PA-UA-LUO-TI!!!!!); il padrino (e io lì devo spiegare che il padrino è americano) il padrino visto dai cinesi è cosa particolare: loro sono gli italiani d'asia, come noi da tempo siamo i cinesi d'europa. si riconoscono molto nel concetto di mafia, e se c'è un posto al mondo in cui i legami familiari contano quanto in italia, quel posto è la cina. così ammirano il boss che nonostante faccia la pelle a decine di persone e costruisca un impero maligno tuttavia mantiene un rapporto stretto e protettivo con il suo clan. tipicamente cinese. questo è un diario di viaggio in cina retroattivo, in realtà sono già tornato, ma con la mia produttività ne scriverò ancora per molto tempo. l'ha detto monnezza |
22:39 | commenti (27)
lunedì, luglio 03, 2006 pechino la odi pechino la odi o la ami, o magari la prendi così com'è, se arrivi sapendo già cosa ti aspetta. amici che sono stati sia in india che in cina mi raccontano di quanto sia potente l'esperienza dell'india, ma che nonostante questo solo in cina si respira quell'idea di essere veramente in un Altro Mondo. li capisco. pechino sopraffà i nostri sensi occidentali: le orecchie sono sopraffatte dal rumore, per il traffico ingestibile, sempre congestionato nonostante le vie cittadine abbiano almeno sei corsie. i cinesi guidano come scimmie, sempre attaccati al clacson, senza rispettare precedenze. se sei in bicicletta devi sempre stare attento alle macchine, se sei a piedi devi tenere gli occhi sempre aperti, strisce o non strisce. per attraversare la strada si formano consorzi spontanei fra pedoni, che forti del loro numero si sentono in grado di attraversare e sfidare il flusso di pazzi alla guida. oltre al traffico il rumore viene dai lavori in corso praticamente appertutto: non c'è casa, hutong, che non abbia una parte in rifacimento. al lavoro c'è sempre personale altamente squalificato, che trascina i piedi e si guarda i mocassini. eppure è gente che lavora dalle sei alle dieci... i marciapiedi sono affollati di gente che parla ad un tono di voce sempre un pò più lato del necessario, dai negozi esce il rumore delle tv, con il negoziante che ogni tanto si addormenta sul bancone (visto che fa turni di sedici ore, probabilmente) e lascia aperta la porta sul retro, oltre la quale si intravede una brandina e un lavandino: quel negozio è casa sua. un'invenzione abbastanza recente è quella di piazzare altoparlanti fuori dai negozi, che sparano a tutto volume una o due frasi, ripetute incessantemente, che invitano ad entrare ed usufruire dei prezzi insolitamente bassi. il naso è forse più colpito delle orecchie: abituati alle nostre asettiche vie non teniamo testa agli effluvi che in serie ci colpiscono. senza soluzione di continuità si alternano i baracchini che vendono cibo di ogni tipo ad ogni ora (dolci incomprensibili, il pane cinese diffuso soprattutto al nord, spiedini come se piovesse, spiedini alla brace e piccanti, in brodo e più piccanti, miantiao, ravioli, baozi, jiaozi, frittelle di verdura o di carne, pizza alla carne, anatre, cosciotti cosparsi di riso avvolti in foglie di loto, kebab, di tutto, e tutto colpisce allo stomaco impreparato occidentale che sa che fermarsi ad assaggiare qualcosa può significare diverse serate dedicate all'esplorazione del cesso) e subito dopo si passa a ferramenta aperti sulla strada, con un penetrante odore di vernice corrosiva e fuliggine ferrosa che è tipico di pechino e prende alla gola; più avanti l'odore si mescola a quello di carne non proprio di giornata: c'è una macelleria senza porte, si entra dentro e si cammina tra le carcasse appese ai ganci. si può toccare, esaminare; l'odore più pungente è però quello dei cessi pubblici: si avverte diversi metri prima, e vista la diversa alimentazione dei pechinesi ha un odore tutto suo, quasi che uno non riuscisse a pensare che in fondo è proprio merda quella che puzza così. quando cammino per pechino sono quasi sempre l'unico occidentale in vista. dipende dai quartieri che giri. dal 2008 cambierà, ma l'impressione è che qui gli occidentali facciano notizia: dopo un paio di giorni mi abituo alle teste che girano al mio passaggio e al marciapiede affollato che si apre come il mar rosso per farmi passare. la gran parte degli sguardi sono amichevoli, grande grande curiosità verso questo esemplare bianco. molti rischiano e salutano... "hello!!" e agitano la mano. qualcuno si ferma a parlare, l'inglese è parlato poco e malissimo, pieno di errori persino nei cartelli stradali e nei musei, e appena l'interlocutore pechinese sente che riesco a parlare e sostenere una conversazione semplice semplice la faccia si illumina, comincia a riempirmi di complimenti (ma attenzione ai complimenti cinesi: bisogna sempre schernirsi e dire che no,naa lii, naa lii non è vero che parlo bene, sono solo all'inizio, sempre negare e sempre modesti), poi chiama gli amici a gran voce, venite a vedere questa bestia strana che parla, roba da non credere.... al ristorante se vedo che il menù è scritto in ideogrammi che non riesco a decifrare mi alzo e giro per i tavoli: chiedo com'è il cibo che stanno mangiando e come si chiama, e sono tutti contenti di questa invasione del loro spazio, anzi mi offrono da assaggiare o mi invitano a cena a casa loro per la sera dopo.... l'ha detto monnezza |
22:50 | commenti (17)
giovedì, maggio 25, 2006 in cina sono alto in cina sono alto: lo vedo bene sulla metro, dove sono pochi quelli che mi guardano dall'alto in basso. in cina sono un'attrazione: nelle zone centrali, dove la maggior parte degli hutong non è stata rasa al suolo, la vista di un occidentale per la strada desta ancora meraviglia. in cina sono ricco: con il mio reddito attuale posso entrare in un negozio ed avere la consapevolezza di potermi permettere qualsiasi articolo in vendita-e a volte tutti gli articoli. il cervello cinese viaggia su strade diverse dalle nostre: arrivato a pechino, presentata all'albergo una prenotazione effettuata via portale internet, la prima risposta che ottengo è che la camera non è disponibile. diventa disponibile, però, dopo quaranta minuti di discussione, telefonate ai gestori del portale. alla fine l'impressione è che la camera sia stata sempre pronta, però bisognava parlarci un pò sopra. le strade di pechino riempiono le orecchie: il suono continuo e sempre pericolosamente vicino della gente che scatarra e sputa a terra (se sei al ristorante però ti conviene sputare dentro un fazzoletto); il traffico ad ogni ora ed in ogni luogo; lavori in corso in ogni casa, con ragazzi di sedici anni che bucano l'asfalto con martelli pneumatici anche di notte in ciabatte, senza protezione; i messaggi preregistrati dei negozi invitano ad entrare ed usufruire dei forti sconti, che escono a volume pazzo dagli altoparlanti; il suono di gente, tanta gente che parla ad alta voce, contratta, discute, litiga. uno dei primi aspetti che colpisce è proprio la gente: è tanta, è ovunque, ad ogni ora del giorno e della notte. le case sono piccole, spesso senza bagno interno (per quello si usano i bagni pubblici, li riconosci dall'odore). la vita avviene interamente per la strada, dove si vede gente che si lava, lava i panni, che gira in pigiama appena sveglia. la privacy non c'è. negli hutong si vive tutti insieme, c'è una famiglia pagata dagli altri per fare lavoro di portineria (e per raccogliere informazioni su tutti: a che ora torna a casa, sta ospitando qualcuno o no, come si comporta... al partito può servire tutto). l'ha detto monnezza |
22:15 | commenti (24)
giovedì, aprile 20, 2006 monnezza sogna ciao zia come stai io bene, sai... non mi aspettavo di vederti adesso, veramente, dopo così tanti anni.... è che dormivo, mi cogli in mezzo al dormiveglia, non sono proprio in ordine, non come te almeno.... che sei.... sei... sei tutta nuda, effettivamente, si... sotto la vestaglia trasparente, zia.... che strano, zia.... e ti sei tenuta bene, in questi anni, si.... si.... mi dai un regalo?... e cosa festeggiamo?? .... non lo sai.... figurati io,,,,,lo scarto, eh? mmmmm....zia..... è un big jim..... ho quasi trent'anni zia.... non te ne accorgi, che sei rimasta così nu.... giovane,(...... ) io poi con i big jim non ci ho mai giocato.... sono sempre stato strano, fin da piccolo.... uno psicoqualcosa, zia...... che belle tette zia, ma erano così o ricordo male...... e va bene dammi un bacio ma non ho capito bene cosa sta succedendo zia ..... ... ... è che sono appena appena sveglio, ho il risveglio lento zia..... zia..... che mi tocchi.... mmmmm .... ... ... ... e dammi questo bacio.... ... ... .. . questa è la bocca zia..... zia fammele toccare queste tette.... ecco zia......mmm l'ha detto monnezza |
22:20 | commenti (20)
giovedì, aprile 06, 2006 voglio avere voglio avere anch'io 4 zampe, razzolare sbavare correre e scavare con i miei fratelloni. se faccio il bravo mi tiri un osso. o mi porti in paese al guinzaglio. ecco il grande spettacolo di me, che spalmo silenzi su tutta la telefonata, che non so più cosa voglio dire, non so più dove sto. sto al telefono con te. che manca solo un passo ma poi mi blocco. voglio vedere il mondo dal basso. l'unica cosa viva ce l'ho tra le gambe. stamattina ho aperto gli occhi un secondo dopo averli chiusi, ieri sera. svegliato stanco, mi preparo a rivivere sempre la stessa giornata, mi trascino fuori dal letto, striscio in metropolitana, non cambia niente. passo in apnea le dieci, undici ore successive. accumulo rancore e stanchezza, torno a casa che ho fatto il pieno. niente da ricordare, niente da mettere da parte. stappo una birra e spero che mi anestetizzi. chiudo gli occhi e li riapro, ed è di nuovo ieri. l'ha detto monnezza |
23:31 | commenti (13)
lunedì, aprile 03, 2006 questo giro questo giro l'ha vinto berlusconi. così siamo uno a uno (prodi ha vinto più nettamente l'altra volta): conteranno qualcosa questi testa a testa? prodi troppo generico, troppo buono, troppo temino delle medie; paese da ricompattare, spirito da ritrovare. ma qui si elegge il presidente del consiglio, non il papa. d'altronde non puoi permetterti di andare troppo nel dettaglio, chissà che pecorario scanio non ti smentisca. berlusconi un pò più tonico, solita cortina fumogena di cifre, un pò di indignazione che fa molto spontaneità. si vede che ha fatto tesoro dell'esperienza passata e della batosta del primo confronto. avrebbe potuto vincere nettamente, ma nel finale sbraca con la promessa sull'ici: si dimostra il venditore di folletti che non è altro. altro che grande comunicatore. il vecchio baro ormai fuori dal giro che tira fuori il quinto asso. la sostanza delle cose rimane comunque che a me, quasi trentenne lavoratore dipendente, me lo metteranno nel culo entrambi. ve lo metteranno nel culo entrambi. l'ha detto monnezza |
23:29 | commenti (9)
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